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Tim-Iliad, possibili sinergie per 860 milioni di euro (al netto di Poste)

Le possibili sinergie fra Tim e Iliad in caso di fusione ammontano ad almeno 860 milioni di euro (al netto di Poste), più dei 600 milioni previsti nel 2023 quando Iliad si era fatta avanti per rilevare Vodafone Italia. E’ quanto emerge da un report di Exane BNP Paribas, secondo cui “concentrandosi sulle sinergie di costo, le precedenti fusioni di telco sul mercato hanno (in media) prodotto risparmi sul tasso di esecuzione equivalenti a circa l’8% di opex + capex combinati. Nel caso di Swisscom-Vodafone Italia l’obiettivo è del 9%. Nel caso di un accordo Iliad-Tim crediamo che le sinergie potrebbero essere ancora più elevate, in particolare data l’opportunità di migrare il traffico mobile sulla rete Tim“.

Le sinergie

Ma anche se usiamo semplicemente l’8% di opex + capex combinati come parametro di riferimento, stimiamo che ciò equivarrebbe a ~ 860 milioni di EUR di sinergie di run rate in base allo stack di costi/capex LTM delle entità combinate”, si legge nel report.

Certo, la partita è tutta da giocare ma il potenziale dal punto di vista industriale c’è.

C’è da dire che il report è stato realizzato prima che Poste entrasse in Tim e che quindi ulteriori sinergie derivanti dall’ingresso di Poste non sono considerate e andrebbero quindi sommate.

Ostacoli normativi

Il Governo italiano: nonostante abbia venduto la propria rete fissa, Tim continua ad avere più di 18mila dipendenti e una grande quantità di contratti governativi. “Qualsiasi fusione/acquisizione della società sarà probabilmente altamente politica, quindi le regole italiane sui “poteri d’oro” significano che qualsiasi parte ha bisogno del permesso del governo prima di acquisire una quota >3%, da qui i resoconti secondo cui Iliad ha già “sondato” il governo italiano.”, si legge

Commissione europea

“Prevediamo che questo accordo richiederà l’approvazione della Commissione Europea sotto la nuova Commissaria per la concorrenza, Teresa Ribera Rodriguez. In breve crediamo che ci sia almeno una “finestra di opportunità” per tentare accordi e in precedenza abbiamo indicato Italia e Svezia come i mercati più propensi a consolidarsi nel breve termine”, aggiunge il report.

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