Il tonfo Tesla sul mercato italiano ed europeo
Nei primi due mesi dell’anno, sul mercato italiano le auto Tesla hanno visto crollare pesantemente le vendite del 44%, secondo gli ultimi dati dell’Unione nazionale rappresentanti autoveicoli esteri (Unrae). Un dato eclatante, che è confermato anche dai dati diffusi dall’Associazione dei costruttori europei di automobili (Acea), secondo cui l’azienda di Elon Musk ha visto le vendite delle sue auto elettriche evaporare del 50% nel continente nello stesso periodo di tempo.

Il braccio destro del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sembra stia pagando caro il suo sostegno incondizionato alle politiche economiche ultra protezionistiche decise della Casa Bianca, soprattutto relative ai dazi.
Oggi la capitalizzazione di mercato di Tesla è stimata in 852 miliardi di dollari, il 15% in meno rispetto a novembre 2024, quando aveva superato la fatidica soglia dei 1.000 miliardi di dollari, entrando a far parte dell’esclusivo ‘trillion dollar club’.
Le azioni Tesla sono calate del 9% nell’ultimo mese, con un leggero recupero negli ultimi giorni.
Le cause
Quali i motivi? Probabilmente diversi. Sicuramente i consumatori europei e italiani hanno percepito una certa obsolescenza dei modelli Tesla sul mercato, anche perché c’è un ritardo nel lancio del nuovo modello Y, previsto ormai per la metà del 2025.
Da non sottovalutare, inoltre, l’atteggiamento dell’imprenditore americano, aggressivo, posizionato spesso su tematiche care all’estrema destra (dal sostegno pubblico al partito tedesco Afd al saluto nazista durante il discorso per la seconda inaugurazione della seconda amministrazione Trump) e decisamente schierato con l’amministrazione Trump.
In questo modo, è messa seriamente a repentaglio la reputazione della sua celebre azienda automobilistica, che sta iniziando a vacillare in maniera sempre più evidente.

Basti pensare alla campagna politica anti-Musk partita negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, con attacchi fisici alle auto Tesla e ai Cybertruck (“Takedown Tesla”).
Proprio i celebri pick-up Cybertruck hanno subito l’ottavo richiamo durante questi giorni, a causa dei pannelli esterni difettosi in acciaio inossidabile, che potrebbero staccarsi e rappresentare un pericolo per gli altri automobilisti in strada, compresi ciclisti e pedoni.
Secondo stime Cox Automotive si tratterebbe di circa 40 mila mezzi da richiamare per intervenire sul problema, che comunque, ad oggi, non avrebbe ancora causato danni o incidenti, anche se ci sono 151 reclami in garanzia che potrebbero essere correlati a questo difetto di fabbricazione.
L’impatto dei dazi sulle vendite di auto Tesla
Venendo alle politiche tariffarie decise da Trump (che scatteranno a partire dal 2 aprile prossimo, ma già in rosso i Big del calibro di Stellantis, Volkswagen e Renault, con l’intera industria dell’automotive europea), anche sul mercato americano presto le vetture Tesla potrebbero registrare seri problemi di vendite, perché i dazi al 25% “potrebbero determinare un impatto significativo sulle vendite” a causa degli effetti sui prezzi delle componenti dei mezzi (dalle materie prime alle batterie, compresi alcuni pezzi dei motori e degli interni, banalmente i sedili e il cruscotto), come sottolineato dallo stesso Musk su X.
I dazi, in fine dei conti, si traducono sempre in tasse per le aziende, ma anche per i consumatori, che potrebbero ora pagare le auto Tesla anche 3000 dollari in più (per altri marchi automobilistici si parla anche di amenti tra 4.000 e 10.000 dollari sul prezzo finale di vendita, secondo stime diffuse da Anderson Economic Group).
In molti, compreso Musk, hanno spiegato che questo problema può essere aggirato aumentando la produzione nazionale di automobili, ma al momento le importazioni di vetture (che rappresentano quasi il 50% delle vendite nazionali, per 240 miliardi di dollari di valore), apparecchiature e componenti (qui le tariffe del 25% potrebbero scattare dal 3 maggio 2025) da fornitori esteri è decisiva per l’industria dell’auto americana.
I dazi quindi continueranno a rappresentare delle imposte indirette per i consumatori americani.