Joelle Pineau, vicepresidente di Meta e leader del gruppo Fundamental AI Research (Fair), ha annunciato le sue dimissioni, creando un vuoto dirigenziale significativo proprio mentre l’azienda intensifica i propri investimenti nell’AI.
Pineau, in carica da otto anni e alla guida del team Fair dal 2023, ha supervisionato progetti fondamentali come la traduzione vocale, il riconoscimento di immagini e lo sviluppo del modello linguistico open-source Llama. La sua uscita, prevista per maggio, arriva in un momento critico per Meta, che ha annunciato un impegno finanziario di 65 miliardi di dollari per l’AI nel corso del 2025.
L’annuncio, comunicato anche sui social, evidenzia il desiderio della dirigente di ‘creare spazio per altri’, in un contesto di rapida trasformazione del panorama tecnologico. Non è stato ancora individuato un sostituto, ma l’azienda ha avviato la ricerca di un successore, sottolineando che l’uscita di Pineau non influenzerà le strategie future.
La decisione di Meta di avvicinare il gruppo Fair alla divisione prodotto nel 2024 mirava a facilitare la traduzione delle ricerche in soluzioni concrete. Tuttavia, la partenza di una figura chiave come Pineau potrebbe minare la continuità e la stabilità del programma di sviluppo, proprio mentre Meta affronta la concorrenza agguerrita di OpenAI, Anthropic e xAI.
Il progetto Llama resta centrale per l’azienda, che punta a renderlo uno standard globale, e l’obiettivo di raggiungere un miliardo di utenti con il chatbot AI su Facebook, Instagram e WhatsApp continua a essere una priorità per Zuckerberg.
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Le ambizioni africane sull’AI al centro dell’attenzione in Ruanda
Con l’avvio del primo summit globale sull’intelligenza artificiale dedicato all’Africa, il continente si afferma come un protagonista emergente nella corsa all’adozione dell’AI.
L’evento, ospitato in Ruanda, arriva in un momento cruciale per il continente, segnato da iniziative istituzionali e imprenditoriali tese a modellare uno sviluppo dell’AI che sia radicato nei contesti locali.
Dopo l’apertura del primo laboratorio AI di Google in Ghana nel 2019, l’interesse verso queste tecnologie è cresciuto esponenzialmente, spinto anche dall’avanzamento del cloud computing e dai successi internazionali di attori come OpenAI.
Nel giugno 2024, oltre 130 ministri africani della tecnologia hanno adottato una strategia comune, evidenziando l’urgenza di un approccio inclusivo che tenga conto di lingua, cultura e storia del continente.
Le innovazioni locali ne sono una prova tangibile: da modelli di traduzione per il Pidgin nigeriano a modelli linguistici su larga scala come InkubaLM, sviluppato in Sudafrica. Di rilievo anche l’iniziativa di Orange che, in collaborazione con Meta e OpenAI, mira a personalizzare modelli come Whisper e Llama per supportare lingue africane regionali.
L’attenzione non è solo accademica o tecnologica: l’acquisizione da 680 milioni di dollari della startup tunisina Instadeep da parte di BioNTech dimostra il potenziale imprenditoriale dell’Africa nel settore.
La sfida ora è creare ecosistemi capaci di generare ulteriori successi simili, promuovendo imprese scalabili e attrattive per investitori globali. In questo contesto, il Ruanda si propone come hub strategico, grazie a una crescente reputazione come centro per l’innovazione digitale e finanziaria.
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