Il Decreto

Il vento del Sud soffia più forte. Arriva il DM sull’eolico offshore

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Le turbine eoliche offshore, i cosiddetti "giganti galleggianti" del Mediterraneo, avranno come sfondo i porti del Sud Italia. Augusta e Taranto i poli strategici designati dal nuovo Decreto interministeriale, attualmente al varo della Ragioneria di Stato per la verifica delle coperture finanziarie.

Tre articoli per indicare le aree più idonee ad ospitare i mastodonti dell’energia del vento e rilanciare il settore dell’eolico offshore in Italia. È così riassumibile la nuova proposta di Decreto interministeriale, in fase di approvazione, dei Ministeri dell’Ambiente, delle Infrastrutture e dell’Economia

Il Sud Italia, come prevedibile, farà da sfondo alle nuove piattaforme galleggianti per le turbine. Per l’esattezza, i porti nostrani prescelti per le installazioni offshore saranno quello di Augusta, in Sicilia, e Taranto, in Puglia, mentre Civitavecchia e Brindisi avranno soltanto un ruolo accessorio.

Il provvedimento

La bozza del decreto, dal titolo “Individuazione delle aree demaniali marittime atte ad ospitare le infrastrutture funzionali alla produzione di energia eolica in mare“, al momento è al vaglio della Ragioneria di Stato per la verifica delle coperture finanziarie. Il provvedimento si riferisce, in particolare, al Decreto Energia del 9 dicembre 2023, e ha l’arduo compito di stabilire le procedure e i criteri per identificare le aree costiere più adatte all’ancoraggio degli scafi da migliaia di tonnellate. A questo scopo ben si prestano i fondali del Mediterraneo. Il test individua, inoltre, le autorità competenti specificando le varie fasi del processo.

La normativa testimonia l’urgenza dell’applicazione dei principi comunitari evidenziati anche nel PNIEC, il Piano Nazionale Energia e Clima, secondo cui la tecnologia eolica offshore è in grado di dare un rilevante contributo alla riduzione delle emissioni di gas serra e, dunque, al raggiungimento degli obiettivi Net Zero al 2030

Gli articoli nel dettaglio

Il decreto giunge a completamento di un iter più lungo, prendendo atto delle manifestazioni di interesse pervenute dalle Autorità di sistema portuale e riconoscendo che tali porti rappresentano effettivamente punti strategici per l’installazione e la gestione degli impianti. Nello specifico, le Autorità portuali dovevano fare riferimento alle caratteristiche delle aree candidate e agli interventi infrastrutturali necessari.

Più nel dettaglio, l’Articolo 1 formalizza l’individuazione di queste aree demaniali marittime come idonee ad ospitare le infrastrutture funzionali alla produzione di energia eolica in mare, specificando per ciascuna Autorità di Sistema Portuale le aree demaniali pertinenti.

L’Articolo 2 definisce, invece, le tipologie di interventi ammessi nelle aree demaniali individuate. Si distingue, ad esempio, tra aree destinate alla realizzazione di infrastrutture idonee a garantire lo sviluppo degli investimenti del settore cantieristico navale per la produzione, l’assemblaggio e il varo di piattaforme galleggianti, e aree demaniali pertinenti a specifiche Autorità Portuali. Vi sono poi indicazioni sugli interventi infrastrutturali ammessi (ad esempio, ammodernamento banchine, adeguamento strutturale, realizzazione di piazzole, dragaggi).

Il potenziale dell’eolico offshore in Italia

Secondo l’ANEV, l’Associazione Nazionale Energia del Vento, il potenziale dell’eolico offshore italiano è di 950MW con benefici elettrici e occupazionali elevati (si parla di 1300 nuovi posti di lavoro). A confermarlo sono anche i dati incoraggianti dell’AssoAero, l’Associazione delle Imprese dell’Eolico offshore, che evidenziano un potenziale di 16,5 GW di progetti di eolico offshore in fase di Valutazione d’Impatto Ambientale al Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica, su un totale di 86 GW di richieste di connessione a Terna.

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