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Dazi, oggi l’annuncio di Trump per l’Europa. Bruxelles pronta a colpire le Big Tech? Gli effetti sul PIL italiano

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Nella peggiore delle ipotesi, Bruxelles potrebbe avvalersi dell’arma dell’anti-coercizione per difendere l’Ue o un suo Paese membro da ogni azione commerciale aggressiva esterna. Nel mirino della Commissione europea ci potrebbero essere anche le aziende tecnologiche americane con i loro servizi digitali. Gli effetti dei dazi sul PIL italiano.

Oggi per Washington è il “Liberation Day”, attesa per i dazi sulle importazioni dell’Europa

C’è grande attesa per l’annuncio che farà stasera (ore 22 italiane) il Presidente americano, Donald Trump, per quel che riguarda i dazi sulle esportazioni europee verso gli Stati Uniti. Una misura che entrerà in vigore immediatamente, come ha assicurato la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, per coronare quello che ormai passerà alla storia come “Liberation Day”.

Gli Stati Uniti, infatti, si sentono vessati e derubati dall’Europa e un po’ da tutto il mondo o quasi. Le nuove tariffe commerciali, infatti, non riguarderanno solo il vecchio continente, ma anche molti altri Paesi, tra cui Messico, Canada, Corea del Sud, Giappone, Regno Unito e Australia, solo per citarne alcuni.

Si tratta di “dazi reciproci”, come ha più volte spiegato l’inquilino della Casa Bianca: “Quello che fanno a noi, lo faremo a loro”. Una sorta di riadattamento commerciale del biblico “occhio per occhio, dente per dente”.

Non importa se si tratta di Paesi sulla carta alleati, ciò che conterà sarà la loro volontà di negoziare nuovi accordi commerciali più vantaggiosi per Washington. Come ha spiegato la Leavitt: “Trump è sempre pronto per intavolare una buona trattativa”.

L’Europa pronta a reagire con “contromisure ferme”

La Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha parlato ieri al Parlamento europeo, sottolineando che “non è stata l’Europa a dare inizio a questo scontro” e rassicurando tutti sul fatto che “abbiamo tutto ciò di cui abbiamo bisogno per proteggere la nostra gente e la nostra prosperità”.

Abbiamo il più grande mercato unico al mondo, la forza di negoziare e il potere di respingere” ogni attacco. I cittadini europei, ha ribadito la von der Leyen, devono sapere che “insieme promuoveremo e difenderemo sempre i nostri interessi e valori. E ci batteremo sempre per l’Europa”.

Sono diversi i settori chiave dell’industria e dell’economia dell’Unione europea che subiranno i dazi: dal 25% sull’acciaio e l’alluminio, a quelli sulle automobili e le componenti automotive, ma lo stesso destino potrebbe toccare ai semiconduttori, i prodotti farmaceutici e il legname, mentre sullo sfondo si agita anche la minaccia di nuove tariffazioni sui prodotti agricoli (e magari anche il vino).

La Presidente della Commissione europea ha illustrato i tre pilastri chiave della strategia europea
Il primo: “apertura ai negoziati”, con la possibilità sia di negoziare “da una posizione forte”, sia di mettere in campo “contromisure ferme”.

Segue la nostra possibilità di “diversificare il nostro commercio con altri partner”, perché l’Europa “non solo rappresenta il più grande mercato al mondo, ma anche un soggetto “affidabile”.

Terzo pilastro il mercato unico, “la pietra angolare dell’integrazione e dei valori europei”, un catalizzatore forte “per la crescita, la prosperità e la solidarietà”.

Lo strumento “Anti-Coercizione”

La tensione è già abbastanza alta, ma se dovesse salire ancora qualcuno ha ricordato che la Commissione europea ha un’arma nel cassetto (estrema e che sicuramente non sarà neanche presa in considerazione) per rendere ancora più decise e ferme le sue politiche commerciali: lo strumento anti-coercizione.

L’Anti-Coercion Instrument è entrato in vigore il 27 dicembre 2023 per istituire un pacchetto di azioni e misure tese a respingere ogni situazione che esponga l’Europa a coercizione economica da parte di altri Paesi.

Per “coercizione economica” si intende “una situazione in cui un paese terzo cerca di esercitare pressioni sull’Unione europea o su uno Stato membro, affinché compia una determinata scelta applicando o minacciando di applicare misure che vadano ad incidere sugli scambi o sugli investimenti.
Pratiche che potrebbero quindi interferiscono indebitamente con le legittime scelte sovrane dell’Unione europea e dei suoi Stati membri.

Nei casi in cui venga accertata la coercizione da parte di una potenza straniera, la Commissione ha sei mesi di tempo per predisporre la contromisura più adeguata in linea con il diritto internazionale e in ultima istanza, aggiornando regolarmente l’Eurocamera e i governi nazionali.

Una misura pensata per la Cina e per fronteggiare la sua espansione commerciale, solo due anni fa considerata una minaccia, e che paradossalmente potrebbe tornare utile, come ultima istanza, contro le politiche tariffarie aggressive di Washington.

Nel mirino di Bruxelles le Big Tech

La Presidente della Commissione non l’ha detto in prima persona, ma al posto suo ha parlato il collega leader del Partito popolare europeo, Manfred Weber: “Se Trump si concentra sui beni europei, noi dovremmo concentrarci di più sui servizi americani. I giganti tecnologici pagano poco le nostre infrastrutture digitali”.

L’Europa che rappresenta “il 22% del Pil globale contro il 25% degli Stati Uniti“, ha ricordato ancora il leader del Ppe, prima di dare un pizzico ai filo-trumpiani europei – dall’ungherese Viktor Orban alla tedesca Alice Weidel – rei di non aver ancora alzato la cornetta con l’inquilino della Casa Bianca: “Dove sono gli amici di Trump in questo momento, hanno già parlato con lui?“.

Il settore digitale è uno dei principali motori della crescita economica transatlantica. Nel 2023, Europa e Stati Uniti hanno rappresentato due terzi delle esportazioni globali di servizi digitali.
Gli Stati Uniti hanno esportato 320 miliardi di dollari di servizi digitali in Europa, una cifra che supera di oltre il doppio il valore delle esportazioni verso l’intera regione Asia-Pacifico.

Le importazioni di servizi digitali dagli Stati Uniti all’UE hanno raggiunto i 207 miliardi di dollari, avvicinandosi al totale delle importazioni dagli interi continenti asiatico e oceanico.

Ipotesi dazi fissi o differenziati (in base alla capacità di ogni Paese di negoziare con l’amministrazione Trump)

Non c’è che da aspettare e vedere cosa accadrà entro oggi. Alcune fonti della Casa Bianca sostengono che tra le opzioni sul tavolo ci sia un dazio fisso del 20% su tutte le importazioni, che potrebbe generare oltre 6 mila miliardi di dollari di entrate.

Un’idea dagli effetti pericolosi: come ha avvertito il capo economista di Moody’s Analytic Mark Zandi, se si concretizzasse, farebbe schizzare il tasso di disoccupazione al 7,3% e causare la perdita di cinque milioni di posti di lavoro entro il 2027.

L’alternativa sembrano essere tariffe differenziate in base agli ostacoli imposti da ciascun Paese, con la possibilità per alcuni partner commerciali di siglare nuovi accordi con gli Stati Uniti di Trump.

Effetti sul PIL italiano

Secondo le simulazioni del Centro Studi Confindustria, se si materializzasse una vera e propria escalation protezionistica – con dazi generalizzati del 25% su tutti i beni USA e contromisure europee – l’impatto sull’Italia sarebbe significativo.

Le stime indicano uno scostamento cumulato del PIL italiano di -0,43% nel 2025 e -0,60% nel 2026, rispetto allo scenario base. A ciò si aggiungerebbe una contrazione dell’export di beni del -2,15% nel 2026, una riduzione degli investimenti in macchinari e impianti del -1,57%, e un aumento dei prezzi al consumo dovuto all’effetto indiretto dei dazi (+0,33%).

Sebbene l’effetto sul PIL possa sembrare contenuto, si tratta di una riduzione di oltre 10 miliardi di euro di ricchezza annua potenziale, con impatti asimmetrici concentrati su settori fortemente integrati con il mercato USA. L’incertezza legata alla politica commerciale ha già fatto impennare l’indice globale di incertezza a valori record, il che frena investimenti e scambi anche in assenza di misure effettive.

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