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Dazi, l’Italia si sveglia. Urso: “Introdurre il ‘buy european’. In arrivo decreto di aiuti per PMI?

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I dazi spaventano le Borse europee e americane

Ieri, dopo l’annuncio dei nuovi dazi su tutti i prodotti importati negli Stati Uniti, si è avuta una giornata a dir poco negativa per le borse europee, in particolare per Milano. Piazza Affari è stata maglia nera a livello continentale, chiudendo in pesante calo del 3,6%, seguita da Parigi -3,31%, Francoforte -2,93%, Amsterdam -2,67% e Londra -1,59%. Madrid -1,08% e Zurigo -2,34%. È l’effetto tsunami dei dazi decisi dal Presidente americano Donald Trump.
Il ‘day after‘ non poteva andare peggio, all’avvio delle contrattazioni Piazza Affari ampliava le perdite trascinata dalle vendite sulle banche, con il Ftse mib che cede il 2,14% a quota 36.086 punti, secondo quanto riportato da rainews.it
Poi il profondo rosso e in linea con gli altri listi europei l’indice ha ceduto il 7,1% a 34.418 punti, bruciando, a metà seduta, già 61 miliardi di capitalizzazione
L’ultima volta che è accaduto qualcosa di simile è stato l’11 settembre 2001, con l’attacco alle Torri Gemelle di New York.

Non vanno meglio le cose dall’altra parte dell’Atlantico, con gli indici in picchiata a Wall Street dopo che l’annuncio dei dazi da parte di Trump ha innescato timori per l’avvio di una guerra commerciale su scala globale. Il Dow Jones ha perso oltre 1.600 punti, chiudendo con un -3,98% a 40.545 punti, lo S&P500 ha ceduto il 4,84% a 5.396 punti, mentre in Nasdaq è andato a picco del 5,97% a 16.550 punti. 
Crollo dei future a Wall Street che è continuato, in attesa dei dati sulla disoccupazione negli Stati Uniti e del discorso presidente della Fed Jerome Powell, accelerando dopo l’annuncio della Cina di ritorsioni ai dazi Usa, con tariffe aggiuntive del 34% sulle importazioni americane e la denuncia alla World Trade Organization (WTO). Il Dow Jones perde il 3,15%, il Nasdaq il 3,22% e lo S&P 500 il 2,96%.
Si calcola che sulle due sponde dell’Atlantico siano andati in fumo solo nella giornata di ieri qualcosa come 2,5 trilioni di dollari.

Il Governo italiano pronto a tutelare i settori produttivi nazionali più colpiti dai dazi USA

Il Governo italiano incalzato dalle opposizioni sta cercando di dimostrare fermezza e capacità di reazione, anche se allo stesso tempo la Premier Giorgia Meloni invita alla calma. Il Presidente del Consiglio in un’intervista al TG1 ha definito la decisione americana “una scelta sbagliata che non giova né all’economia europea né a quella statunitense”, aggiungendo però che “non è la catastrofe che alcuni stanno raccontando“, perché il mercato americano “alla fine vale il 10% dell’export italiano”.

L’obiettivo è arrivare a un accordo con gli Stati Uniti, in una cornice europea, ma “senza rispondere ai dazi con i dazi“. Allo stesso tempo è necessario pressare Bruxelles, secondo Meloni, per un cambio di passo, anche per “una necessaria revisione del Patto di stabilità“.

Lato italiano, l’esecutivo sta pensando a come tutelare i settori produttivi più colpiti, con cui ci sarà un confronto la prossima settimana. A grandi linee, sembra questa la strategia con cui il Governo prova a far fronte alle barriere commerciali elevate dagli Stati Uniti dal un lato e trovare le risorse per supportare i comparti produttivi nazionali che saranno in qualche modo colpiti o più colpiti dalle politiche tariffarie americane. Si ipotizza a breve un DL Dazi?

A rischio 33.000 posti di lavoro e 11 miliardi di euro di esportazioni

D’altronde, i settori produttivi italiani sono già in fermento. Secondo Confartigianato, “con i dazi Usa sono a rischio 33mila addetti nella filiera delle imprese manifatturiere impegnate nelle attività di export negli Stati Uniti. In particolare, le micro e piccole aziende, che esportano negli Usa prodotti per un valore di 17,9 miliardi, rischiano la perdita di 13mila occupati”.

L’associazione ha calcolato che “le nuove tariffe potrebbero far calare di oltre 11 miliardi le nostre esportazioni verso gli Stati Uniti, che oggi valgono 64,8 miliardi di euro“.

Secondo una nota di SkyTG24, da un’analisi di The European House Ambrosetti (Teha) diffusa al Workshop Ambrosetti in corso a Cernobbio, emergerebbe che l’introduzione di dazi pari al 20% su tutte le esportazioni e pari al 25% su acciaio, alluminio e veicoli, decisa dagli Stati Uniti, porterebbe ad un incremento dei costi doganali pari a 104,4 miliardi di euro per l’Unione Europea.
Germania e Italia sarebbero particolarmente colpite, con +34 e +14 miliardi di euro rispettivamente. In questo scenario, i settori più penalizzati sarebbero i macchinari (-3,43 miliardi di euro), l’automotive (-2,55 miliardi) e la farmaceutica (-1,58 miliardi), seguiti da agroalimentare (-1,34 miliardi) e moda (-1,16 miliardi). 

Urso: “Introdurre il principio di buy european

Rispondere ai dazi USA con altri dazi danneggerebbe ulteriormente l’economia europea. Dobbiamo reagire con intelligenza, cautela e responsabilità. Stiamo chiedendo all’Europa di agire subito”, ha dichiarato nel corso del question time al Senato il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, rispondendo a un’interrogazione del Pd sul supporto alle imprese manifatturiere in relazione ai dazi imposti dagli Stati Uniti.

Agire tempestivamente, quindi, “delineando una politica assertiva che restituisca competitività, sospenda le folli regole del Green Deal che hanno messo in crisi interi settori, semplifichi le normative per liberare le imprese da lacci e lacciuoli e introduca un principio di ‘buy european’, garantendo inoltre una preferenza al made in Europe negli appalti pubblici. Infine, servono accordi di libero scambio per aprire nuovi mercati alternativi”, ha sottolineato Urso.

Alla domanda su quali e quante risorse intenda stanziare per affrontare le difficoltà economiche che rischiano di travolgere nei prossimi mesi le imprese dei settori più colpiti dalla crisi dei dazi, il ministro ha precisato: “nei prossimi giorni incontreremo le associazioni d’impresa per valutare insieme a loro le possibili contromisure“.

Tajani: “Trattare per dimezzare i dazi subito e poi arrivare a un mercato atlantico a dazi zero

Il vicepremier, ministro degli Esteri e segretario di Forza Italia, Antonio Tajani, in un’intervista al Corriere della Sera, ha detto che “a breve termine un obiettivo possibile sarebbe dimezzare i dazi annunciati: dal 20% al 10%, come quelli che sono stati imposti alle merci della Gran Bretagna. C’è da lavorarci, ma il commissario euruopeo al Commercio Sefkovic è la persona più adatta per farlo“.

Sefcovic sentirà la delegazione Usa per portare le nostre proposte e risposte – ha aggiunto Tajani – poi lunedì ci incontreremo come ministri del Commercio estero Ue e decideremo. Penso che venirsi incontro sia necessario per tutti. Il mio sogno è che si possa arrivare a un mercato atlantico a dazi zero“.

Orsini (Confindustria): “Definire interventi per le filiere industriali più esposte

L’idea di aprire nuovi mercati alternativi è stata subito raccolta dal Presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, che, in una intervista al quotidiano La Stampa, ha infatti spiegato che “occorre definire nuovi accordi commerciali con Messico, India, Giappone, Thailandia, Vietnam come scudo alla guerra delle tariffe e poi bisogna dare piena operatività al trattato con il Mercorsur sudamericano. Infine occorre migliorare il mercato unico europeo per facilitare e accrescere gli scambi intra-Ue”.

Orsini ha poi chiesto di “accelerare il taglio dei tassi da parte della Bce”, perché “deprezzerebbe l’euro attutendo l’effetto dei dazi americani”. 

Le imprese italiane hanno fatto miracoli con un record dell’export, nonostante i 24 mesi consecutivi di calo della produzione. L’ipotesi da scongiurare è che i nostri imprenditori inizino realmente a considerare la delocalizzazione della produzione fuori dal nostro Paese, anche per le scelte fatte in Europa dalla precedente commissione”, ha ammonito Orsini, ribadendo la necessità di “una risposta in termini di produttività e competitività. Due esempi europei negativi sono il costo dell’energia e il peso della burocrazia, zavorre micidiali per gli imprenditori e per le politiche espansionistiche. Per questo, chiediamo con forza un mercato unico europeo dell’energia”.

In vista del varo del Documento di economia e finanza 2025 da parte del Consiglio dei ministri (previsto nella riunione del 9 aprile), Il Presidente di Confindustria ha sollecitato il Governo a “definire una serie di interventi per le filiere industriali più esposte; investendo sui contratti di sviluppo di Invitalia, un potenziale volano di crescita virtuosa”.

Sarebbe di 1,6 miliardi di euro il costo che graverebbe sui consumatori americani con l’introduzione del dazio al 20% su tutti i prodotti agroalimentari Made in Italy annunciato dal presidente Donald Trump, con un calo delle vendite che danneggerà le imprese italiane, oltre ad incrementare il fenomeno dell’italian sounding. E’ quanto emerge da una stima Coldiretti sull’imposizione di tariffe aggiuntive sul cibo prodotto in Italia ed esportato negli Usa.

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