Una settimana nera per i mercati globali
Il selloff che ha investito le borse internazionali nelle ultime giornate non accenna a rallentare. Gli investitori, preoccupati da una crescente probabilità di recessione globale, si sono rifugiati nei titoli di Stato, abbandonando in massa l’azionario. Il rendimento dei Treasury decennali statunitensi è sceso sotto la soglia psicologica del 4%, sintomo della fuga verso la sicurezza, mentre anche i bond di Regno Unito, Germania e Giappone hanno registrato un rally simile.
Il crollo delle borse, che ha bruciato 3.100 miliardi di dollari in una sola giornata — la peggiore dal marzo 2020 — è stato innescato dall’annuncio, da parte dell’amministrazione Trump, di nuovi dazi commerciali più aggressivi del previsto. Le misure, che colpiscono settori strategici come i microchip e i farmaci, si legge nell’articolo del Wall Street Journal dal titolo “Trump Tariff Plans Send Investors Rushing Into Bonds; Dow Futures Trade Lower“, hanno generato timori di una guerra commerciale su vasta scala, con effetti a catena sul commercio globale e sulla fiducia degli operatori economici.
Trump tra apertura al dialogo e nuove minacce
Nonostante il presidente Trump abbia lasciato intendere una disponibilità al negoziato, le sue dichiarazioni pubbliche sembrano andare nella direzione opposta. La promessa di nuovi dazi, unita alla retorica muscolare nei confronti di partner storici come Canada e Messico, ha alimentato le incertezze. Sul fronte macroeconomico, i dati sull’occupazione e l’attesa per il discorso del presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, sono ora osservati speciali.
La Fed e le aspettative di taglio dei tassi. Recessione più vicina per gli esperti
Il mercato sta rapidamente scontando l’ipotesi di importanti tagli dei tassi di interesse entro l’anno. Gli investitori ritengono che la Federal Reserve sarà costretta a intervenire per sostenere un’economia minacciata dalla combinazione letale di inflazione, freno al commercio internazionale e calo della fiducia.
Gli economisti di JPMorgan, in un report pubblicato venerdì, stimano al 60% la probabilità di una recessione globale, sottolineando come il ciclo economico stia entrando in una fase di crescente vulnerabilità. Allo stesso tempo, il rendimento del Treasury a 2 anni, sensibile alle aspettative sui tassi della Fed, ha perso 44 punti base dai massimi di gennaio.
La teoria della recessione “progettata” a tavolino da Washington
Un’ipotesi particolarmente controversa, ma non priva di logica economica, è stata avanzata da Charlie McElligott, stratega di Nomura, che suggerisce che la Casa Bianca stia deliberatamente perseguendo una “recessione progettata” a tavolino. L’obiettivo? Secondo quanto riportato sempre dal Wall Street Journal in un recente approfondimento (“Is the White House trying to engineer a recession? This Wall Street pro explains the vision“) è quello di provocare un rallentamento economico che, attraverso la disinflazione e l’abbassamento dei tassi, possa tradursi in un indebolimento del dollaro e creare le condizioni per una nuova fase di stimolo supply-side (offerta), basata su tagli fiscali e deregolamentazione, senza dover ricorrere a spese pubbliche.
Secondo McElligott, l’idea sarebbe quella di “rompere per poi ricostruire”, sacrificando temporaneamente la crescita per facilitare un nuovo ciclo espansivo. Il segretario al Tesoro Scott Bessent avrebbe suggerito, in dichiarazioni recenti, l’esigenza di un “riequilibrio” a favore delle piccole imprese e dei consumatori — concetti che si inseriscono in questa visione strategica di lungo termine.
Reazioni dei mercati tra sfiducia e volatilità
Il problema principale, oggi, è che i mercati non sembrano più credere alla capacità dell’amministrazione Trump di fornire rassicurazioni credibili. La cosiddetta “Trump put” — ovvero il livello al di sotto del quale la Casa Bianca sarebbe costretta a intervenire per sostenere i mercati — appare molto più lontana rispetto ai livelli attuali. Le parole, da sole, non bastano più.
Nel frattempo, la piattaforma di scommesse Polymarket segnala un 37% di probabilità che gli Stati Uniti entrino in recessione nel corso dell’anno. Un numero in crescita, che riflette il pessimismo crescente tra gli operatori.
La combinazione di politica protezionistica e aspettative di allentamento monetario rappresenta un terreno fertile per l’instabilità finanziaria. Se l’amministrazione Trump sta davvero puntando a sfruttare la leva di una recessione per rilanciare la propria agenda economica, come ipotizzato da McElligott, ci troviamo di fronte a un cambio di paradigma senza precedenti nella gestione del ciclo economico.
In questo scenario, i mercati rimarranno ostaggio dell’incertezza, tra dati macroeconomici in deterioramento e scelte politiche sempre più difficili da decifrare.