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Due senatori americani hanno presentato ieri, 13 novembre, un progetto di legge che mira a punire la selvaggia diffusione in Internet di registrazioni audio e video, addirittura prima che queste siano lanciate sul mercato.
La notizia si è appresa da alcuni operatori dell¿industria discografica, che hanno plaudito a questa iniziativa.
La RIAA (Recording Industry Association of America), il sindacato americano delle major del disco, si ritiene pienamente soddisfatta di questo disegno di legge, che arriva proprio quando due grandi nomi dell¿hip-hop americano, Jay-Z e 50 cent, sono stati costretti ad anticipare di circa due settimane l¿uscita dei loro ultimi album, visto che le copie piratate erano state già messe in Rete.
In un comunicato diramato alla stampa, la RIAA ha scritto che ¿mettere in Internet una versione prematura ¿ e spesso incompleta ¿ di un album, crea notevoli problemi, all¿opera in se stessa, come agli investimenti per la creazione del prodotto, alla produzione e alla distribuzione¿.
Sottolineando che la situazione è ancora più grave per la vendita di CD e DVD, visto che è maggiore la possibilità che delle copie piratate siano messe in vendita per le strade di tutto il mondo, ancor prima delle uscite ufficiali sul mercato e della messa in Internet.
I senatori John Cornyn, un repubblicano del Texas – ex Procuratore generale -, e Dianne Feinstein, democratica eletta in California, hanno presentato giovedì questo progetto di legge nominato ART (Artists”Rights and Theft Prevention), il cui spirito generale è di prevenire l¿aggiramento delle norme sul diritto d¿autore.
Saranno, quindi, facilitate le procedure contro i pirati sospettati di distribuire le copie sulle bancarelle o in Rete, prima della loro uscita ufficiale.
Un portavoce del senatore Cornyn, Don Stewart, citato ieri dal Washington Post, ha dichiarato che ¿Si sta tentando di perseguire i casi di pre-diffusione che letteralmente uccidono le entrate potenziali di un settore profittevole per la nostra economia¿.
Secondo la RIAA, negli Stati Uniti le vendite dei dischi si sono ridotte del 31% in soli tre anni.
Il presidente della RIAA, Mitch Bainwol, fa riferimento ad alcuni dati preoccupanti: nel 2000, gli album top ten hanno venduto 60 milioni di copie nel Paese, contro le 40 milioni di unità del 2001, e lo scorso anno la vendita è crollata a 34 milioni.
Secondo le stime dell¿istituto Forrester Research, il file-sharing di musica su Internet ha abbattuto di 700 milioni di dollari il fatturato del 2002 delle major della produzione musicale (Universal, Sony, Warner, EMI, BMG).
Il mancato guadagno sarebbe ancora più grosso per gli studios cinematografici. Secondo la società Macrovision, che sviluppa delle tecniche di blocco per i supporti, la pirateria di film può determinare perdite fino a 1 miliardo di dollari in un anno.
Sembra proprio una dura battaglia quella per la regolamentazione della proprietà intellettuale. Battaglia che si sta consumando anche a livello europeo.
Ricordiamo che attualmente la Ue sta discutendo della materia e di alcuni emendamenti alla proposta della Commissione, presentati dall¿europarlamentare Janelly Fourtou, che vorrebbe irrigidire le norme in materia di pirateria, con grave rischio per l¿utente che in realtà si limita alla copia privata.
La decisione della Fourtou è osteggiata dai maggiori operatori europei e statunitensi di tlc e Internet.
Vodafone, Deutsche Telekom, British Telecom, Telecom Italia, Yahoo e Verizon hanno lanciato un allarme: la bozza di direttiva europea sul rispetto dei diritti di proprietà intellettuale, attualmente all”esame dell”Europarlamento, se modificata rischia di minacciare lo sviluppo di Internet.
L”allarme lanciato da questi grandi operatori di telecomunicazioni e dagli Isp verte sui rischi che misure troppo rigide sul rispetto della proprietà intellettuale rappresenterebbero per la circolazione dei contenuti in rete e per gli utenti finali.
Tra l¿altro si ritiene che la Fourtou, il cui nome è noto anche sul mercato discografico, essendo la moglie di Jean-René Fourtou (presidente di Vivendi che controlla la major Universal Music, ndr) sia comunque troppo interessata e quindi poco obiettiva in materia.
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