Italia
Il Ministero dell¿Economia e delle Finanze ha comunicato che non esistono i presupposti per esercitare il diritto di veto sulla fusione tra Olivetti e Telecom Italia. Il Ministero, dunque, non ha intenzione di utilizzare la golden share per bloccare l¿operazione, contestata da un gruppo di azionisti guidati dalla società di consulenza Deminor.
Non si tratta, tra l¿altro, dell¿unico colpo messo a segno negli ultimi giorni dall”azienda di Marco Tronchetti Provera: anche i revisori indipendenti infatti hanno confermato la correttezza del valore di concambio, fissato in una azione Telecom ogni sette Olivetti. Il rapporto era stato stabilito con la consulenza di advisor internazionali ¿ Lazard e Goldman Sachs per Telecom Italia, JP Morgan per Olivetti ¿ e approvato da un autorevole accademico, Angelo Provasoli, docente della Bocconi e presidente dell”Organismo italiano contabilità.
Gli azionisti guidati da Deminor avevano chiesto, in una lettera al cda del Gruppo, la consulenza di due advisor indipendenti – Reconta Ernst & Young e Deloitte & Touche ¿ per appurare la trasparenza delle precedenti valutazioni e che il valore di concambio fosse fissato in nove a uno.
Il piano di fusione passerà ora al vaglio degli azionisti nelle assemblee convocate per il 24 e 25 maggio mentre l”atto di fusione, quindi l”efficacia dell”integrazione e la nascita della nuova Telecom è prevista per i primi di agosto, quando diventeranno anche effettive le dimissioni dei consiglieri di amministrazione di Olivetti. Nell”assemblea del Gruppo di Ivrea, convocata per il 26 maggio, verrà dunque nominato il nuovo cda della società risultante dalla fusione, che confermerà sostanzialmente quello attuale di Telecom Italia e che resterà in carica fino all”approvazione del bilancio 2003.
Il governo, intanto, ha ottenuto una nuova proroga per rispondere sulla golden share in Telecom Italia. Il 5 febbraio scorso Bruxelles ha aperto una procedura d”infrazione contro l”Italia per verificare se i poteri speciali previsti dal decreto del febbraio 2000 – che modifica la legge italiana sulle privatizzazioni del 1994, consentendo al governo di mantenere il controllo sull”assetto proprietario di Telecom Italia, Eni, Enel e Finmeccanica – non abbiano comportato una ¿restrizione ingiustificata della libera circolazione dei capitali¿, garantita dai Trattati Ue.
Il Comitato per le privatizzazioni, presieduto dal direttore generale del Tesoro Domenico Siniscalco ha inoltre ridisegnato i poteri della golden share, proponendo al governo un alleggerimento tramite la ¿¿ridefinizione specifica, oggettiva e trasparente, dei casi e dei criteri di esercizio dei poteri speciali, con limitazione del loro utilizzo ai soli casi di pregiudizio degli interessi di particolare rilevanza dello Stato, che non possono essere difesi altrimenti¿.