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Conte: ‘Più donne in Task Force e Comitato Tecnico’. Ma non è un pò tardi?

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Task Force e Comitato Tecnico Scientifico finalmente “aperti” anche alle donne: Conte accoglie finalmente l’appello lanciato da più parti.

Lunedì 4 maggio 2020, il Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte ha annunciato un’inversione di rotta che era stata invocata da più parti, e tra i primi da chi cura questa rubrica su “Key4biz”: “Nella task force di Colao ci saranno più donne. Oggi stesso chiamerò Vittorio Colao per comunicargli l’intenzione di integrare il comitato di esperti che dirige attraverso il coinvolgimento di donne le cui professionalità – sono certo – saranno di decisivo aiuto al Paese”, ha dichiarato Conte aggiungendo di essere rimasto molto colpito dall’appello di alcune senatrici.

Il potenziamento “in rosa” della Task Force sarà solo un primo passo: “nelle prossime ore – ha spiegato Conte – chiederò al capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli, di integrare il Comitato Tecnico Scientifico con un’adeguata presenza femminile. Analogo invito rivolgo anche a tutti i ministri, affinché tengano conto dell’equilibrio di genere nella formazione delle rispettive task force e gruppi di lavoro”.

Prevedibile plauso immediato della componente femminile del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle. L’appello è stato firmato da 16 parlamentari: le democratiche Valente, Fedeli, Rossomando, Bini, Cirinnà, Biti, Boldrini, Iori, Messina Assuntela, Pinotti, Rojc. E ancora: Maiorino e Conzatti del M5S, Fattori del Misto, Unterberger delle Autonomie e Bonino di +Europa.

Questo uno dei passaggi più significativi dell’appello delle parlamentari: non è possibile che “le regole fondanti della società che verrà consegnata alle future generazioni siano scritte senza il contributo femminile. Non è questione di numeri, ma di pensiero. E non servono donne che ragionano come gli uomini, ma donne che hanno in mente un nuovo modello di sviluppo sostenibile…”.

In particolare la deputata del Pd Laura Boldrini aveva annunciato (su Twitter): “ho depositato insieme a 42 deputate interrogazione al Governo per chiedere di rispettare parità di genere in task force e prossime nomine. Quando toccherà farle al Parlamento, se non ci sarà significativa presenza femminile non le voterò. E non sarò l’unica”.

Caustico Calderoli (Lega): “quando la toppa è peggio del buco”

Caustico il commento del senatore della Lega Roberto Calderoli, poco dopo l’annuncio del Presidente del Consiglio, ieri pomeriggio: “se il Premier Conte settimane fa, e ripeto settimane fa, voleva un’adeguata rappresentanza femminile nelle sue innumerevoli e popolose task force di consulenti, gli bastava dirlo, anzi ordinarlo, visto che è lui che comanda e decide, come ripete sempre. Svegliarsi oggi, dopo le polemiche di parlamentari e giornalisti sulla mancanza di quote rosa, e dire che adesso rimedieranno, dopo settimane, è ridicolo e offensivo verso le tante donne escluse da queste task force. Per la serie, quando la toppa è peggio del buco…”.

Sarà interessante osservare come Colao e Borrelli metteranno in atto le indicazioni di Conte, e con quali processi selettivi: ricordiamo che la eletta squadra di Colao è stata scelta da Conte, mentre quella di Borrelli è stata formata da Borrelli stesso.

Secondo alcuni calcoli, le 4 donne presenti nella Task Force (su 17 componenti, cui si aggiungono “d’ufficio” il Capo Dipartimento della Protezione Civile Angelo Borrelli ed il Commissario Straordinario Domenico Arcuri, per un totale quindi di 19 membri) dovrebbero essere affiancate da almeno altre 2 donne. Attualmente sono quattro le “quote rosa” del gruppo (Elisabetta Camussi, Filomena Maggino, Mariana Mazzucato, Raffaella Sadun), e, dato che in verità, per legge, esse devono rappresentare almeno il 30 per cento di un simile consesso, è presumibile che ne arrivino almeno altre 2 (che si applichi quel 30 % al numero… 17 o 19 che sia), per arrivare a 6.

Quel che ci piace qui rivendicare è di essere stati i primi a segnalare, ad uno dei diretti interessati, ovvero il Capo Dipartimento, il 27 aprile scorso, questo deficit “di genere”.

In particolare, abbiamo segnalato che, su 20 componenti il Comitato Tecnico Scientifico della Protezione Civile, non vi fosse nemmeno una donna! 0 (zero) su 20 (venti): e quindi uno squilibrio ben peggiore delle soltanto 4 donne sui 17 ovvero 19 componenti della Task Force.

La prima denuncia, Ravetto (Forza Italia): “la miseria di sole 4 donne su 19 nella Task Force”

Il primato di aver denunciato pubblicamente la questione “generi” va senza dubbio attribuito alla parlamentare Laura Ravetto, che, per prima, ha segnalato la grave carenza. L’11 aprile, la deputata di Forza Italia dichiarava, con sana vis polemica, non appena conosciuta la composizione della Task Force di Colao: “come è possibile che in un comitato di saggi composto, al momento, da 19 persone ci siano la miseria di sole 4 donne? A nessuno è venuto in mente che un equilibrio di genere avrebbe meglio rappresentato le sensibilità e le professionalità delle quali il nostro Paese si avvale? Riflettano a Palazzo Chigi, e magari pongano rimedio, già nei prossimi giorni, a questo ennesimo scivolone”. La denuncia restava inascoltata.

Chi redige queste noterelle ha avuto l’ardire (…) di segnalare il deficit direttamente al Capo Dipartimento Angelo Borrelli, in occasione della penultima conferenza stampa della Protezione Civile, giovedì 27 aprile (vedi “Key4biz” del 28 aprile 2020, “Covid-19, ma perché i verbali del Comitato Tecnico Scientifico non vengono pubblicati?”).

Zero donne su 20 membri del Comitato Tecnico Scientifico!

Così scrivevamo… “Abbiamo poi posto ieri un’altra domanda a Borrelli: come è possibile che la composizione del Comitato Tecnico Scientifico, attualmente formato da 20 persone, sia tutta maschile?!

Il Capo Dipartimento ci ha risposto in modo sempre cortesissimo ma non convincente, adducendo che il Cts è formato da rappresentanti istituzionali, e, se i rappresentanti sono di genere maschile, sarà maschile la composizione del Comitato (ha esemplificato: se il Capo Dipartimento o il Presidente dell’Iss (Istituto Superiore di Sanità) fossero donne, le donne sarebbero ben rappresentate nel Comitato). Risposta tautologica, anzitutto, e peraltro non esatta, dato che egli stesso ha cooptato nel Comitato una pluralità di esperti (8 esperti), inclusi un pediatra ed un geriatra, e si tratta di esperti… maschi (non rappresentanti di “istituzioni”). Nessuna eccellente pediatra o geriatra donna in Italia?!

Nessuna donna nel Comitato Tecnico Scientifico e quindi un deficit di “sensibilità femminile”?!

Abbiamo quindi ipotizzato una sorta di nesso “causa / effetto” tra la composizione tutta maschile del Comitato Tecnico Scientifico e quella che può essere interpretata come la “deriva medico-sanitaria” dei processi decisionali assunti dal Governo.

È vero, senza dubbio, che l’emergenza è stata determinata da processi che hanno richiesto e richiedono interventi anzitutto medico-sanitari, ma riteniamo che le conseguenze psico-sociali dei provvedimenti draconiani e repressivi assunti dall’Esecutivo siano state molto sottodimensionate, anche a causa dell’assenza, nel Cts, di esperti di discipline altre rispetto a quelle specificamente sanitarie.

Lungi da noi prospettare su queste colonne un ragionamento ideologico sul “gender”, ma abbiamo ragione di ritenere che sia più “tipica” nelle donne la sensibilità verso le categorie più fragili e vulnerabili: i bambini e le bambine, così come le persone che soffrono le varie dimensioni del disagio, dai disabili agli autistici alle persone con disturbi psichici… E sicuramente più agevole, per una donna, per esempio, comprendere quelle che possono essere le conseguenze, in un habitat familiare “recluso”, rispetto al rischio di violenza domestica. E non a caso in queste settimane, il fenomeno della violenza domestica è cresciuto, come denunciato anche dalle associazioni che lo combattono…”.

La nostra semplice domanda e la curiosa risposta di Borrelli sono state rilanciate dalle agenzie stampa, e crediamo abbiano contribuito a stimolare sia l’appello dell’associazione “Dateci Voce”, che ha raccolto in poche ore centinaia di firme, sia di altre associazioni, sia – infine – l’appello delle 16 senatrici. Sono intervenute nel dibattito molte voci autorevoli, da Lucia Annunziata a Lilli Gruber a Barbara Spinelli, anche sulle colonne della “27esima ora” del “Corriere della Sera”…

Riteniamo si tratti di un caso, piccolo ma significativo, di positiva interazione dialettica tra società civile, media ed istituzioni.

Perché è stato deciso di eliminare le conferenze stampa della Protezione Civile?

Va segnalata, in questo contesto, una strana dinamica: giovedì scorso 30 aprile, il Capo Dipartimento della Protezione Civile ha annunciato che quella sarebbe stata l’ultima conferenza stampa da lui convocata.

La notizia è stata spiazzante, perché si è trattato, nel corso dei mesi, di un appuntamento quotidiano che era seguito da molti cittadini, e non soltanto dai giornalisti.

La motivazione addotta ufficialmente da Angelo Borrelli è stata che, con l’avvio, da lunedì 4 maggio, della “Fase 2”, sarebbe divenuto non più granché utile un punto-stampa quotidiano. Non granché utile?!

I dati della Protezione Civile sarebbero comunque stati rilasciati ogni giorno, sempre intorno alle ore 18, ma senza commenti da parte di specialisti, e soprattutto – va qui lamentato – senza chance di confronto dialettico con gli operatori dell’informazione.

A quanto ci è dato sapere, si è trattato di una decisione autonoma ed autocratica assunta dal Capo Dipartimento, al punto tale che gli stessi membri del Comitato Tecnico Scientifico l’hanno appresa in sede di conferenza stampa del 30 aprile.

Possiamo comprendere umanamente la stanchezza, personale oltre che professionale, del Capo Dipartimento, che spesso è stato costretto a divenire in conferenza stampa una sorta di “parafulmine” di processi decisionali in buona parte assunti “più in alto” (vedi alla “voce” Presidente del Consiglio). È verosimile anche una sorta di saturazione psichica (oltre che tecnica e finanche politica) di Angelo Borrelli.

Altri potrebbero però pensare che, nelle ultime settimane, è cresciuta l’attenzione “storica” su alcuni processi decisionali nella fase iniziale della gestione della pandemia, con conseguenti critiche e finanche accuse al Presidente del Consiglio ed al Ministro della Salute Roberto Speranza (in primis, il ritardo nella “chiusura” totale della Lombardia, piuttosto che il successivo draconiano “lockdown” nazionale), e la conferenza stampa della Protezione Civile – prima quotidiana e poi convocata a cadenza bisettimanale (il lunedì ed il giovedì) – correva il rischio di divenire l’occasione per… amplificare le critiche alle scelte dell’Esecutivo.

Riteniamo comunque che la decisione di “chiudere” la conferenza stampa della Protezione Civile sia stata comunque improvvida, e rappresenti un grave errore a livello istituzionale: un ulteriore errore comunicazionale e di trasparenza, nella erratica e confusa (non) strategia informativa messa in atto dalla Presidenza del Consiglio rispetto alla gestione della pandemia.

In questo modo, è stata infatti eliminata una sana occasione di confronto dialettico. Una delle rarissime occasioni: anzi forse – paradossalmente – l’unica.

Il Capo Dipartimento ci ha detto: “ma rimane la conferenza stampa del Commissario Straordinario…” (il martedì ed il sabato), ma va segnalato che la competenza di Domenico Arcuri è ben circoscritta (una sorta di “ragioniere delle mascherine”, anche se sua è la responsabilità primaria della controversa applicazione “Immuni”, e non è certo cosa da poco…), e non è certo quella l’occasione per porre al Governo domande chiare e nette sulla complessiva gestione dell’emergenza e su una pluralità di aspetti non soltanto “tecnici” (come si usava invece negli incontri con Borrelli).

Ci si augura che almeno la sopravvissuta settimanale conferenza stampa (il venerdì) dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) non venga anch’essa “cassata”, perché, se così venisse deciso (dal premier Conte?! dal portavoce Casalino?! dal ministro Speranza?!), si finirebbe per azzerare ogni dialettica diretta tra Governo e giornalisti.

E si sarebbe costretti a pendere dalle labbra di Giuseppe Conte ovvero dai “discorsi alla nazione” del Presidente del Consiglio, o da qualche suo messaggio su Facebook o Twitter.

Con buona pace della libertà di informazione, del pluralismo espressivo, e del confronto tra istituzioni e media… per non dire di come anche il Parlamento venga simpaticamente “bypassato” nelle decretazioni d’urgenza assunte dal Presidente del Consiglio.

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