Apple si difende: ‘Paghiamo ogni euro di tasse, anche in Italia’

di Alessandra Talarico |

Un miliardo e 60 milioni sottratti al fisco italiano secondo le ipotesi della Procura di Milano. Ma l’azienda si difende: ‘le autorità fiscali italiane hanno già sottoposto Apple Italia ad audit nel 2007, 2008 e 2009’.

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Le presunte pratiche di ottimizzazione fiscale di Apple Italia finiscono nel mirino della Procura di Milano che, secondo quanto riferito da L’Espresso, “avrebbe sottostimato di 206 milioni di euro circa l’imponibile fiscale del 2010 di oltre 853 milioni quello del periodo d’imposta 2011” per un totale di un miliardo e 60 milioni sottratti al fisco italiano.

Come prassi per molte aziende hi-tech, la pratica utilizzata sarebbe quella del “doppio irlandese”, che consiste nel trasferire i proventi del business verso le sussidiarie irlandesi – in questo caso la Apple Sales International – per poi traghettare il tutto nei paradisi fiscali. Un ‘trucchetto’ molto in voga, dicevamo, che consente alle aziende che lo usano di eludere il pagamento delle tasse (o minimizzarlo) nei paesi in cui operano.

 

Ma l’azienda di Cupertino non ci sta a passare per evasore: “Apple paga ogni dollaro ed euro delle tasse dovute ed è continuamente oggetto di controlli fiscali da parte di governi di tutto il mondo”, ha fatto sapere con una nota in cui si legge anche che “le autorità fiscali italiane hanno già sottoposto Apple Italia ad audit nel 2007, 2008 e 2009 e hanno confermato la piena conformità dell’azienda ai requisiti di documentazione e trasparenza Ocse”.

“Siamo certi – conclude Apple – che l’accertamento in corso giungerà alla stessa conclusione”.

 

La notizia arriva mentre in Italia è acceso il dibattito sull’introduzione di una cosiddetta Web-Tax, proposta dal presidente della Commissione Bilancio della Camera Francesco Boccia (Pd) con l’obiettivo di introdurre una tassa che tuteli le imprese italiane rispettando i principi base dell’equità fiscale, sociale e produttiva (Leggi articolo Key4biz).

“La web-tax – ha detto Boccia al nostro giornale – è una proposta a tutela del web e delle nostre imprese e non contro questa o quell’altra multinazionale. Il principio è semplice: chi vende pubblicità o beni nel nostro Paese è giusto che paghi al fisco italiano quanto dovuto”.

In Italia,  infatti, i vari Google, Apple o Amazon, versano solo le ‘briciole’: nel 2012, secondo dati recenti, gli OTT hanno versato all’erario italiano solo 9,157 milioni di euro (5,98 se si considerano i crediti d’imposta). Più precisamente, Amazon, che opera in Italia con due società – Italia Logistica e Corporate Service – ha pagato poco più di un milione di euro. Google non ha versato tasse (anzi ha 5.454 euro di credito d’imposta) con la Technology Infrastructure e ha pagato 1,8 milioni con Google Italy srl (a fronte di un giro d’affari pubblicitario che in Italia è di 700 milioni di euro). Facebook (che secondo le stime nel 2012 ha raccolto pubblicità per 35-40 milioni) ha dichiarato 3 milioni di giro d’affari, pagando 131.037 euro con la Italy srl. Apple ha pagato 648 mila euro con la Apple Retail Italia (ma con un credito d’imposta di 3,177 milioni) e 5,529 milioni con Apple Italia.

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